Militare oggi in un ordine cavalleresco quale la Povera Milizia di Cristo. Ha ancora senso?

Da pubblicato in data 19/06/11

 Una delle prime domande che si riceve sempre quando si comunica ad un amico la propria militanza in un Ordine cavalleresco è: ”ma queste sono cose del passato!” oppure: “ma davvero volete ritornare in Palestina a riprendervi i Luoghi Santi?” oppure “ma è vero che non potete soffrire gli Islamici?

Nulla di tutto questo.

Il messaggio cristiano è qualcosa che trascende un periodo storico particolare, è atemporale, universale.

Essere Cristiano significa credere che Gesù, il nazareno, morto sulla croce e poi risorto dalla morte stessa, sia il Cristo (il Messia).

I Cristiani cercano di seguire il suo esempio e, per mezzo della forza che Egli dona ai suoi fedeli, essi si impegnano di vivere la loro relazione con Dio cercandolo e vedendolo nel prossimo.

Essere cristiani significa mettersi al servizio degli altri, partendo dagli ultimi, vivendo una vita semplice in piena accettazione con la volontà di Dio.

Si tratta quindi di un messaggio di amore ma anche di una modalità elevata che consente all’Uomo raggiunge la propria realizzazione. A riguardo non esistono obblighi. Dio ci lascia liberi in queste scelte. Sarà il singolo soggetto, con la sua capacità di discernere, a decidere se seguirlo oppure no. L’essere Cristiani non è condizione equivalente ad essere perfetti. Neppure i Santi lo sono stati.

I Santi sono persone umane, proprio come noi e come tali anche loro sono in grado di arrabbiarsi e di manifestare i loro sentimenti. Essi vivono, agiscono, operano in un tempo che è il loro tempo anche se le loro intenzioni e la loro testimonianza di fede travalicano il loro tempo. I santi sono sempre individui rigidi ed intransigenti con loro stessi.

Bernardo è un santo, un mistico, un asceta, un monaco ma allo stesso tempo un nobiluomo medioevale. Nei suoi scritti traspare, qua e là, questo suo essere sanguigno, direi quasi un suo retaggio di nobile francese, di cavaliere in pectore, condizione contro la quale a volte cerca di combattere.

Anche Bernardo, santo, è un soggetto che non transige.

La guerra che egli propone è innanzitutto una guerra contro il nemico che tutti possediamo, la parte oscura di noi stessi, il nostro egoismo, la nostra superbia, le nostre pulsioni violente, il desiderio di supremazia, di possesso.

Tuttavia Bernardo non richiede solo questo ai cavalieri della Nuova Cavalleria. Richiede di essere operativi nella società, di combattere realmente le ingiustizie, l’arroganza, la superbia. Come ebbe a dire: solo i giusti sono in grado di tenere Sion e liberarla dalle forze del male.

Oggi si vive in un mondo dove fa fine non prendere impegni. La filosofia del “take it easy”. Non solo un numero crescente di soggetti ma anche di organizzazioni cercano il disimpegno. Persino le organizzazioni internazionali oggi propongono questo nuovo ruolo certamente impensabile all’epoca di Bernardo: quello di osservatore.

Uno dei più noti di questi ruoli è quello di “osservatore dell’ONU”. Ma ci siamo mai chiesti che ruolo è questo? Stare ad osservare impotenti mentre fazioni opposte si ammazzano? Redigere minuziosi resoconti, che definirei di contenuto “voyeuristico”, da inviare in sede centrale per studio ed analisi.

E’ possibile stare ad osservare il Darfour che scompare nel proprio sangue e non muovere un dito? E’ possibile stare ad osservare massacri?

Se Bernardo fosse vivo non credo proprio che sarebbe per questa linea. Credo piuttosto che richiederebbe nuovamente un forte impegno da parte dei cristiani in difesa di quei valori culturali, etici, sociali che fanno dell’occidente un qualche cosa di unico e di speciale.

Certamente ci siamo arrivati attraverso un lungo cammino di sofferenza ma l’Europa, già da tempo, ha identificato e poi messo sotto tutela tutta una serie di diritti così come anche ha insegnato che non esistono solo diritti del singolo ma anche doveri del singolo.

Molto si è detto sull’odio templare verso gli Islamici. Nulla di più sbagliato.

Il resoconto pervenutoci circa l’amicizia dell’emiro Osama coi i Cavalieri della Povera Milizia, maturata sulla spianata del Tempio dove era stato posto il Quartier Generale dei Templari, nella Città Santa di Gerusalemme ne è un esempio.

“Ii miei amici Templari mi lasciavano pregare nella Moschea di Al-Aqsa” diceva l’Emiro ad un amico aggiungendo anche che un giorno, buttato fuori dal tempio in quanto islamico, si avvicinarono subito due vecchi guerrieri templari portandogli le scuse e dicendo all’emiro” devi capire è una recluta appena giunto dalla Francia, non sa come le cose funzionano qui”.

In realtà tantissimi altri esempi ci ricordano come I Templari fossero in grado, nelle terre di Outremar, di rispettare fortemente le fedi altrui e talvolta anche di condividerle. Non sappiamo se si tratta di semplici aneddoti o di una prassi largamente condivisa ma essi ci dicono come cristiani latini, ebrei, cristiani d’Oriente e musulmani vivessero nella Terra Promessa in una condizione di rispetto reciproco e di tolleranza.

In questo senso credo che si possa dire che c’è ancora tanto bisogno di questo tipo di cavalieri.

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